Dose effettiva al personale che impiega il camice schermato

In alcune attività, generalmente quelle a maggiore esposizione effettiva, il personale utilizza sempre il camice schermato durante l'attività con impiego di radiazioni ionizzanti.

Al fine di valutare correttamente la dose effettiva è necessario conoscere l'esposizione alle parti schermate ed a quelle non schermate.

Tale valutazione può essere fatta con due dosimetri personali, uno sotto il camice schermato ed uno sopra; conoscendo i due valori di esposizione è poi possibile calcolare la dose effettiva, tramite formule empiriche.

Una molto utilizzata è quella proposta da Rosenstein e Webster (Health Physics 0017-9078/94):

1) E = 0.5 H1 + 0.025 H2

dove E è la dose effettiva e H1 e H2 rispettivamente le esposizioni sotto e sopra il camice schermato.

Tale formula è valida per potenziali al tubo da 70 a 110 kVp con tubo a raggi X posto sopra o sotto il tavolo.

Altri autori ed autorevoli comissioni scientifiche (ICRP 60, ICRP 103) hanno proposto diversi fattori, sulla base di alcune assunzioni, tra cui l'impiego o meno della protezione alla tiroide, ma la formula ha mantenuto la stessa struttura:

2) E =  f1 H1 +  f2 H2

Utilizzare due dosimetri comporta però il rischio effettivo di un loro scambio di posizione, che può causare un elevato errore di valutazione della dose effettiva.

Inoltre, in ogni caso, è necessario acquisire la lettura dei due diversi dosimetri per applicare la formula prescelta. Si tratta di una modalità che non permette una semplice implementazione automatica del calcolo della dose.

Esiste un'altra possibilità ed è quella di utilizzare un solo dosimetro sopra il camice (situazione di maggior esposizione e quindi maggior sensibilità del metodo), calcolando teoricamente la dose trasmessa attraverso il camice schermato, sulla base del fattore di trasmissione.

I vantaggi dei questa modalità sono una maggior sensibilità rispetto all'impiego di un solo dosimetro sotto ol camice e l'impossibilità di errori legati allo scambio della posizione nel caso dei due dosimetri.

Lo svantaggio è legato all'errore che si commette nel calcolo teorico della dose sotto il camice rispetto al velore misurato. Inoltre il calcolo è valido se l'uso è analogo alle condizioni con le quali è stato calcolato il fattore di trasmissione.

Ma se siamo in condizioni note di impiego e se adottiamo un approccio conservativo, che tenda a sovrastimare la dose al personale esposto, siamo in presenza di una misura affetta da un errore non piccolo ma stimabile con una certa attendibilità ed inoltre il calcolo si riduce a moltiplicare il valore della dose del dosimetro impegato per un fattore K:

3) E= K H2

dove K = (0.5 + 0.025 F) / F, nel caso in cui si faccia riferimento alla succitata formula di Rosenstein e Webster ed F è la frazione dalle dose sotto il camice (H1) rispetto a quella misurata sopra il camice: H1=H2/F (naturalmente le cose non cambiano utilizzando fattori diversi).

Non sarà inutile ricordare che la dosimetria personale è intrinsecamente affetta da grandi incertezze, non fosse altro che per le differenze tra le condizioni di calibrazione con i fasci standard ISO e l'impiego reale (sarebbe sempre necessario verificare la risposta dei dosimetri nelle situazioni realistiche).

Si può anche affermare che un unico dosimetro sopra in camice non misura la radiazione retrodiffusa dal corpo della persona controllata ma tale problema esiste anche per il dosimetro esterno quando se ne impiegano due e la valutazione di questo "scorretto" impiego deve essere fatta nell'ambito dell'analisi della risposta dei dosimetri in condizioni realistiche.

L'utilizzo di un solo dosimetro sotto il camice è invece da sconsigliare assolutamente per la scarsa sensibilità del metodo. Al riguardo può essere interessante la lettura dell'articolo: "Effective Dose Estimation in Diagnostic Radiology With Two Dosimeters: Impact of the 2007 Recommendations of the Icrp" - von Boetticher; Heiner; Lachmund; Hoffmann - Health Physics: September 2008 - Volume 95 - Issue 3 - pp 337-340.